"...ho imparato a sognare quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là...Cavalcando aquiloni,oltre muri e confini,ho imparato a sognare da là...Quando tutte le scuse per giocare son buone,quando tutta la vita è una bella canzone...C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già..."
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Nome: Stefania
Chi sono non lo so:scrivo per scoprirlo,non per mostrarmi. Ho bisogno di darmi un volto,un colore,sensazioni.. Ho bisogno di sentire forte l'urlo delle mie emozioni,scrivendo,non la delicatezza delle parole.Non voglio pagine di bellezza,solo pagine di me..
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"La Tempesta" Giorgione
La quiete dopo la tempesta.
Qualcuno, a casa mia, ha deciso che comprare è la terapia migliore. Così si compila l'inventario degli "oggetti essenziali" e si parte col portamonete carico alla volta del più vicino negozio di scarpe, vestiti, chincaglieria. Almeno per mezz'ora il dolore è archiviato.
Qualcun altro si getta a capofitto nello studio e nel lavoro. Passa intere giornate in un ufficio convertito per l'occasione in habitat naturale, oppure sui libri a consumare la vista e nutrire l'ingegno.
Io, come un segugio ammaestrato, non faccio che anatomizzare, soppesare, setacciare qualsiasi comportamento, in cerca di un indizio che conduca alla "risoluzione del caso", e al più presto. Nel frattempo, ho preso una pausa dallo studio per meglio crogiolarmi tra l'eccitazione e l'angoscia pre-saggio. Ho scoperto che le punte, il tutù e altre diavolerie danzerecce sono l'ideale quando hai da dimenticare una frotta di grida, lacrime, isterie. Peccato che l'incanto duri un colpo di bacchetta, sempre troppo poco.
C'è un filo sottilissimo che ci tiene uniti nel nome della speranza e che muove gesti di esasperata disponibilità, gentilezza. Io che chiedo a mia sorella come va, le accarezzo i capelli, le chiedo se preferisce stare da sola o con me. Papà che anima i pasti con le sue mille domande, i mille discorsi che vorrebbe intraprendere e che poi cadono, deboli, senza poter essere affrontati. E' il suo tentativo di evitare un mutismo che gli spezzerebbe il cuore. E poi mamma, chiusa nel suo eloquente silenzio, disposta addirittura a venire a vedere oggi la replica del mio spettacolo.
E' la dolcezza che subentra al lancio dei coltelli, una volta terminata la battaglia.
E' il momento degli occhi rossi e delle borse, dell'indolenza triste, delle voci flebili, dell'unione per forza.
Poi, dove tutto questo ci porterà, è un'altra storia...
Alla mia sinistra, mio padre che si batte il petto, stringe i pugni e fa tuonare la sua voce; alla mia destra, mia madre, a piangere lacrime amare come il fiele, tenendo tra le mani un fazzoletto sempre più piccolo.
Strane coincidenze spaziali, oggi, decidono la geografia degli ideali.
Ideale-politica & ideale-famiglia in netta contrapposizione ed io al centro della diatriba, da bravo spartiacque. Cosa darei per calmare la tensione... ma il mio unico compito riesce ad essere quello di distribuire a destra e sinistra bicchieri d'acqua e abbracci, a chi mi sembra che, sul momento, ne abbia più bisogno. Ma anche questo è difficile da stabilire...
"La politica spacca le famiglie!" grida mia madre.
"C'è chi per un ideale ha scelto di morire o di vivere minacciato e con una scorta per sempre!" replica mio padre, ripetendo le parole che io stessa gli ho detto in macchina ieri mattina, pensando ad una lunga lista di nomi. Una lista azzurra, macchiata di rosso e di nero.
C'è poco da dire al riguardo.
Esiste la destra e la sinistra, così come c'è
il silenzio e la parola (quella che Saviano descrive come una sentinella, un testimone. Vera a patto di non smettere mai di tracciare. Una parola orientata in tal senso la puoi eliminare solo ammazzando)
la frode e l'onestà
la contraddizione e la coerenza.
C'è la correttezza e c'è anche la slealtà.
C'è possibilità di scelta: in quale delle due opposte fazioni transitare?
Ma giustizia non c'è, no. Da nessuna parte. Né, convenienza, né possibilità di una felicità effimera: la slealtà è sinonimo di rimorso, la coerenza, di solitudine. Una totale dissoluzione dell'etica e dei valori.
E l'ideologia?
Speriamo che ancora ci sia...!

Grazie mamma
- perché sono andata a letto piangendo, e piangendo mi sono svegliata. Era la prima volta, in tanto soffrire; le tue parole scavano dentro di me un senza fondo orribile... "Hai rotto con 'sta cazzo di danza!": me l'hai gridato addosso in un ghigno deformante, con tutto il disprezzo possibile... grazie;
- perché non ho dormito se non prima delle 5 del mattino. Perché ora che sono sveglia ho paura di guardare i miei occhi e scoprirli tartassati ancora una volta, e stavolta di più. Perché questa notte non sono riuscita a scovare dentro me la benché minima ragione che giustifichi il tuo veleno. E' solo... stramaledettamente gratuito, una cattiveria indicibile a due giorni dal mio spettacolo. Ma io sono tua figlia, mamma... perché questo? Grazie, in ogni caso...
- perché lo so, l'ho visto che hai sempre manifestato tutta la tua disapprovazione. In sordina, certo, per non disturbare me, che ero e sono ancora incantata dalla danza e da Anna. E' questo che ti brucia? La mia stima infinita per Anna? O il fatto che c'è qualcosa, nella mia vita, che prescinde da tutto il resto, che mi isola da tutto il resto, me e te comprese? Guarda un po', Stefania che sta sempre nel mondo dei sogni, che si infiamma facilmente, appassionata di tutto, stavolta ha "preso una cantonata grossa", come dici tu, duratura: sono 5 anni che danzo, chissà per quanti anni ancora danzerò e, supportata dal tuo dissenso, lo farò con maggiore energia, desiderio, intensità.
C'è molto di profano, in me, mamma, poco di sacro, ma per quel poco darei la vita. Cosa vuoi che sia...? Niente mamma. Io la chiamo pugnalata al cuore, dove fa più male. Un colpo crudele e meschino, un colpo basso, laddove sai che non andrai a vuoto, facile, no?. Ma tanto, passato il primo momento, resisto a tutto, vero? Meglio che mai alle pugnalate, sono stata abituata bene, devo ringraziare;
- perché se adesso penso che sarai anche tu tra quella piccola folla, domenica, sto male. Preferisco di gran lunga che tu non venga, non devo chiedere niente a nessuno, né tantomeno pretendere. Il mio spettacolo non ha niente a che vedere con i sacrifici, i fastidi, le irritazioni altrui. La tua irritazione mamma, non mi riguarda, non la voglio. E' legittimo oppure no pretendere che ci siano accanto a me delle persone sincere, che non mi rimproverano il fatto che adoro danzare e che non sbuffano mentre lo faccio?
- perché adesso mi viene da chiedermi chi, davvero, sarà lì appositamente per me e chi lo farà "per dovere". Se non posso aspettarmi che piaccia a te, a chi posso pensare che piacerà? Se tu, di punto in bianco, decidi di vomitare il tuo astio su ciò che per me è sacro (e sei mia madre), cosa posso aspettarmi dagli altri?
Spero che oggi vada tutto bene alla prova generale, mamma...
Se non altro, se così non dovesse essere, avrò qualcuno da ringraziare.
" In un momento sono sfiorite le rose, i petali caduti...
perché io non potevo dimenticare le rose...
Le cercavamo insieme, abbiamo trovato delle rose,
erano le sue rose, erano le mie rose...
Questo viaggio lo chiamavamo amore... Col nostro sangue,
con le nostre lacrime facevamo le rose,
che brillavano un momento al sole del mattino...
L'abbiamo sfiorite sotto il sole, tra i rovi, le rose,
che non erano le nostre rose, le mie rose, le sue rose...
Così dimenticammo le rose..."
"Un viaggio chiamato Amore"
La sinfonia dei vetri infranti sotto i miei piedi e tra le mie mani, si è accompagnata ad una melodia nuova e dolcissima, stamattina: "Lontani dal mondo, lontani abbastanza... Vorrei restare qui, vorrei vivere qui, per sempre qui... E continuare così..." . Non l'ho ascoltata come avresti desiderato, avvolta nell'oscurità e nel silenzio, anzi, filtravano spicchi di luce dorata dalla finestra del mio animo... Si rifletteva negli occhi brillanti e prossimi al pianto, impreziosiva quei cristalli addormentati sul pavimento, mostrandomi il fulgore abbacinante di ciò che non ho più e che già mi manca. A che prezzo ho sfregiato il tuo volto e aperto questa ferita nel mio cuore...? "Lotta per quello che vuoi"... Ma è il deserto dei desideri e delle intenzioni, adesso... Rimane solo il dolore di te, trasfigurato in quei nastri di sale e luce che graffiano le mie guance per poi riversarsi in un precipizio... E lì davanti, non avrei nessun freno inibitorio, come te, credimi... Perirei nel vuoto, poiché non c'è differenza col vivere nel buio... Non avrei nulla da perdere, o almeno, non perderei più di quanto ho già perduto... Se ne va con te, la mia favola, e avevi ragione: non ce ne sarà più un'altra...
Sorridevo, percorrendo a grandi falcate, coi miei pattini, il lago gelato dei sentimenti, dal ghiaccio fragile... Una lama striata d'argento incideva con ferocia la traiettoria del suo percorso convulso, lasciando il suo marchio, avida di fugaci carezze bianche... Come il gesso su una lavagna... Come la lama del mio coltello che, infilata nella tua carne, nella mia carne, spezza ogni anelito di vita e sfalda con una lenta agonia i vincoli che sancivano il nostro patto...
Ma ti adoro lo stesso, lo giuro...