"...ho imparato a sognare quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là...Cavalcando aquiloni,oltre muri e confini,ho imparato a sognare da là...Quando tutte le scuse per giocare son buone,quando tutta la vita è una bella canzone...C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già..."
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Nome: Stefania
Chi sono non lo so:scrivo per scoprirlo,non per mostrarmi. Ho bisogno di darmi un volto,un colore,sensazioni.. Ho bisogno di sentire forte l'urlo delle mie emozioni,scrivendo,non la delicatezza delle parole.Non voglio pagine di bellezza,solo pagine di me..
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Grazie mamma
- perché sono andata a letto piangendo, e piangendo mi sono svegliata. Era la prima volta, in tanto soffrire; le tue parole scavano dentro di me un senza fondo orribile... "Hai rotto con 'sta cazzo di danza!": me l'hai gridato addosso in un ghigno deformante, con tutto il disprezzo possibile... grazie;
- perché non ho dormito se non prima delle 5 del mattino. Perché ora che sono sveglia ho paura di guardare i miei occhi e scoprirli tartassati ancora una volta, e stavolta di più. Perché questa notte non sono riuscita a scovare dentro me la benché minima ragione che giustifichi il tuo veleno. E' solo... stramaledettamente gratuito, una cattiveria indicibile a due giorni dal mio spettacolo. Ma io sono tua figlia, mamma... perché questo? Grazie, in ogni caso...
- perché lo so, l'ho visto che hai sempre manifestato tutta la tua disapprovazione. In sordina, certo, per non disturbare me, che ero e sono ancora incantata dalla danza e da Anna. E' questo che ti brucia? La mia stima infinita per Anna? O il fatto che c'è qualcosa, nella mia vita, che prescinde da tutto il resto, che mi isola da tutto il resto, me e te comprese? Guarda un po', Stefania che sta sempre nel mondo dei sogni, che si infiamma facilmente, appassionata di tutto, stavolta ha "preso una cantonata grossa", come dici tu, duratura: sono 5 anni che danzo, chissà per quanti anni ancora danzerò e, supportata dal tuo dissenso, lo farò con maggiore energia, desiderio, intensità.
C'è molto di profano, in me, mamma, poco di sacro, ma per quel poco darei la vita. Cosa vuoi che sia...? Niente mamma. Io la chiamo pugnalata al cuore, dove fa più male. Un colpo crudele e meschino, un colpo basso, laddove sai che non andrai a vuoto, facile, no?. Ma tanto, passato il primo momento, resisto a tutto, vero? Meglio che mai alle pugnalate, sono stata abituata bene, devo ringraziare;
- perché se adesso penso che sarai anche tu tra quella piccola folla, domenica, sto male. Preferisco di gran lunga che tu non venga, non devo chiedere niente a nessuno, né tantomeno pretendere. Il mio spettacolo non ha niente a che vedere con i sacrifici, i fastidi, le irritazioni altrui. La tua irritazione mamma, non mi riguarda, non la voglio. E' legittimo oppure no pretendere che ci siano accanto a me delle persone sincere, che non mi rimproverano il fatto che adoro danzare e che non sbuffano mentre lo faccio?
- perché adesso mi viene da chiedermi chi, davvero, sarà lì appositamente per me e chi lo farà "per dovere". Se non posso aspettarmi che piaccia a te, a chi posso pensare che piacerà? Se tu, di punto in bianco, decidi di vomitare il tuo astio su ciò che per me è sacro (e sei mia madre), cosa posso aspettarmi dagli altri?
Spero che oggi vada tutto bene alla prova generale, mamma...
Se non altro, se così non dovesse essere, avrò qualcuno da ringraziare.
Notte senza musica, questa...
Stasera
i pensieri si sono ammassati in un angolino della testa, per lasciar spazio alla paura cieca, quella che costringe a notti insonni e nasconde la luna dietro un cielo che sembra più nero.
Mi sorge il dubbio che io abbia seriamente la piena gestione delle mie azioni, stasera.
Mi sembra che nessun posto al mondo sia abbastanza sicuro e nessuna mia parola abbastanza oscura, attenta a non lasciare tracce di perché... sto parlando e nello stesso momento vorrei non dire; dico poco e vorrei urlare di rabbia. Sento tutto il peso di tante paia d'occhi puntati addosso.
Stasera una piccola cimice è incastonata tra ogni mia riflessione, tagliata la scena madre del mio film. Un Grande Fratello delle intenzioni, un processo con tanto di telecamere. Censurata l'ideologia, che rimane della persona?
Un nastro adesivo spesso chiude le mie labbra.
E' il collante nero che tiene insieme i dolori acuti di migliaia di persone senza più lacrime da spendere in pianti; soffoca la speranza innocente di chi crede, si arroga il diritto di annullare, spezzare, sciogliere... senza prima pensare.
Vergogna Stè... vergogna.