Ho imparato a sognare

"...ho imparato a sognare quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là...Cavalcando aquiloni,oltre muri e confini,ho imparato a sognare da là...Quando tutte le scuse per giocare son buone,quando tutta la vita è una bella canzone...C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già..."

Eccomi

Utente: AdelaRamos
Nome: Stefania
Chi sono non lo so:scrivo per scoprirlo,non per mostrarmi. Ho bisogno di darmi un volto,un colore,sensazioni.. Ho bisogno di sentire forte l'urlo delle mie emozioni,scrivendo,non la delicatezza delle parole.Non voglio pagine di bellezza,solo pagine di me..

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mercoledì, 04 aprile 2007

Ci sono stati uomini

che hanno scritto pagine,

appunti di una vita dal valore inestimabile,

insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi

troppo spesso ignorato.

Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra

di faide e di famiglie sparse come tante biglie

su un'isola di sangue che tra tante meraviglie, fra limoni e fra conchiglie

massacra figli e figlie

di una generazione costretta a non guardare, a parlare a bassa voce, a spegnere la luce,

a commentare in pace ogni pallottola nell'aria, ogni cadavere in un fosso.

Ci sono stati uomini

che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno

con dedizione contro ogni istituzione organizzata

Cosa Nostra... cosa vostra... cos'è vostro?

E' nostra la libertà di dire che gli occhi sono fatti per guardare,

la bocca per parlare, le orecchie ascoltano non solo musica... non solo musica...

La testa si gira e aggiusta la mira, ragiona:

a volte condanna, a volte perdona.

Semplicemente Pensa

prima di sparare, Pensa.

Prima di dire, di giudicare, prova a pensare:

Pensa, che puoi decidere, tu.

Resta un attimo soltanto, un attimo di più con la testa fra le mani.

Ci sono stati uomini

che sono morti giovani ma consapevoli che le loro idee sarebbero rimaste nei secoli, come parole iperbole,

intatte, reali, come piccoli miracoli.

Idee di uguaglianza, idee di educazione

contro ogni uomo che eserciti oppressione

 contro ogni suo simile, contro chi è più debole, contro chi sotterra la coscienza nel cemento.

Pensa,

prima di sparare Pensa,

prima di dire, di giudicare, prova a pensare:

Pensa, che puoi decidere, tu.

Resta un attimo soltanto, un attimo di più, con la testa fra le mani.

Ci sono stati uomini

che hanno continuato

nonostante intorno fosse tutto bruciato

perché in fondo questa vita non ha significato se hai paura di una bomba o di un fucile puntato.

Gli uomini passano e passa una canzone

ma nessuno potrà fermare mai la convinzione

che la giustizia no... non è solo un'illusione.

Pensa,

prima di sparare Pensa,

prima di dire, di giudicare, prova a pensare.

Pensa, che puoi decidere, tu.

Resta un attimo soltanto, un attimo di più con la testa fra le mani.

Pensa

 

"Pensa"   Fabrizio Moro

 

 

 

 

Quante palle ci vogliono per essere come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla ChiesaMauro De Mauro...? Ma anche come Iqbal Masiq, Yitzhak Rabin, Emile Zola?

 

 

Quante palle ci vogliono per essere come mia sorella?

Che sogna di diventare magistrato in un'Italia come la nostra, nera, dove è sufficiente la minaccia di una pistola per riempire la bocca di silenzio e camminare con la coda tra le gambe, dove le bugie e i sottintesi si affastellano in una coltre densa, nella quale è impossibile penetrare per scoprire, discernere, sapere.

 

Quante palle ci vogliono per essere come Fabrizio Moro?

Che ha il coraggio di cantare una canzone che scuota le coscienze sotterrate nel cemento e si espone al pericolo costituito, oggi, dal semplice fatto di pensare e far pensare gli altri, di avere un apparato mentale che non resta inerte a prendere polvere nella scatola cranica. Fabrizio compresso tra migliaia di mani che applaudiscono, Fabrizio nuova stella della musica italiana, potenziale idolo delle tredicenni... ma soprattutto Fabrizio lungi dall'essere un superuomo, semmai il più semplice tra gli uomini, che non si prende troppo sul serio  e confessa candidamente a "Sottovoce" che la sua paura più grande è la morte, perciò sceglie di lanciare un messaggio promotore della vita. Combattere il male a colpi di musica non può forse essere un inizio?

Quante palle ci vogliono per essere come Roberto Saviano?

Che urla nelle nostre orecchie, con il suo incredibile Gomorra, una denuncia delle atrocità della camorra. Pagina per pagina, svela le trame di un incubo che non si esaurisce nella sua fantasia, ma trova una terribile continuazione nella realtà e come un abile cicerone, ci  conduce nei suoi bassifondi. Una lingua che si rifiuta di nascondersi tra i denti e sputa indignazione a più non posso, e con essa, i nomi delle famiglie che controllano Napoli e dintorni. A briglia sciolta. E non c'è parola, capoverso, pagina che giunga fino a noi "ovattata"...  

La ricompensa per questo è una scorta alle calcagna, disprezzo da parte delle autorità locali, lettere minatorie, telefonate mute e una vita blindata.

Sarà triviale, sarà volgare, ma è questa la domanda che pongo a me stessa in questi giorni, persa nel silenzio della mia camera:

quante palle ci vogliono...? Quante??

  

 

Postato da: AdelaRamos a 14:24 | link | commenti (27) |
impegno, ideale

lunedì, 02 aprile 2007

Notte senza musica, questa...

Stasera

i pensieri si sono ammassati in un angolino della testa, per lasciar spazio alla paura cieca, quella che costringe a notti insonni e nasconde la luna dietro un cielo che sembra più nero.

Mi sorge il dubbio che io abbia seriamente la piena gestione delle mie azioni, stasera.

Mi sembra che nessun posto al mondo sia abbastanza sicuro e nessuna mia parola abbastanza oscura, attenta a non lasciare tracce di perché... sto parlando e nello stesso momento vorrei non dire; dico poco e vorrei urlare di rabbia. Sento tutto il peso di tante paia d'occhi puntati addosso.

Stasera una piccola cimice è incastonata tra ogni mia riflessione, tagliata la scena madre del mio film. Un Grande Fratello delle intenzioni, un processo con tanto di telecamere. Censurata l'ideologia, che rimane della persona?

Un nastro adesivo spesso chiude le mie labbra.

E' il collante nero che tiene insieme i dolori acuti di migliaia di persone senza più lacrime da spendere in pianti; soffoca la speranza innocente di chi crede, si arroga il diritto di annullare, spezzare, sciogliere... senza prima pensare.

Vergogna Stè... vergogna.  

Postato da: AdelaRamos a 23:56 | link | commenti (3) |
buio