Ho imparato a sognare

"...ho imparato a sognare quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là...Cavalcando aquiloni,oltre muri e confini,ho imparato a sognare da là...Quando tutte le scuse per giocare son buone,quando tutta la vita è una bella canzone...C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già..."

Eccomi

Utente: AdelaRamos
Nome: Stefania
Chi sono non lo so:scrivo per scoprirlo,non per mostrarmi. Ho bisogno di darmi un volto,un colore,sensazioni.. Ho bisogno di sentire forte l'urlo delle mie emozioni,scrivendo,non la delicatezza delle parole.Non voglio pagine di bellezza,solo pagine di me..

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giovedì, 29 marzo 2007

"Così tra queste infinità s'annega il pensier mio:

e 'l naufragar m'è dolce in questo mare..."

"L'infinito"   Giacomo Leopardi

Si aprono e si chiudono i giorni nel mio delirio di onnipotenza:

c'è qualcosa che, immenso, sia in grado di abbracciarmi per intero?

Ho bisogno di sentire custodito gelosamente ogni centimetro della mia pelle.

Ho bisogno di una campana di vetro per proteggere tutti i miei fiori e di un tetto blu cielo sopra la testa, grande anche quello e possibilmente non opprimente.

Il problema è che contemplo il mio senso di sproporzione di fronte al mondo e, con esso, la mia presunzione.

Non mi sento piccola, come Leopardi, in un infinito fisico al di fuori di lui; mi sento troppo grande, gigante, inadeguata, con un infinito informe dentro di me e non c'è posto al mondo che riesca a contenermi tutta.

Non è un senso di vuoto il mio, no, sarebbe troppo semplice. E', bensì, una pienezza insostenibile.

Non c'è modo di dare una collocazione a tutto il materiale accumulato in 20 anni di vita. Sono ricolma di un'esperienza che non so gestire razionalmente: mi sento vecchia quando me ne ricordo, improvvisamente bambina quando me ne dimentico. E tutto intorno a me finisce per diventare minuscolo...

E' piccola la carta, che non mi consente di annotare il mio tutto informe;

E' piccola la notte, che contiene la metà dei miei respiri, il tempo di pensare a quanti baci ti darei ed ecco, è già mattina.

Sarebbe piccola la pazienza di chi mi ascoltasse, un interlocutore fittizio che si ritroverebbe tra le mani fili di mille colori diversi, da intrecciare in chissà quale modo, per comporre chissà quale arazzo.

Io? Sono troppe cose... e inconciliabili.

Sono un involucro di plastilina, duttile e morbida. Un foglio di carta assorbente che trattiene tutto tra i suoi pori.

Ma c'è qualcosa che riesca a trattenere me...? Qualcosa di avvolgente, che mi inglobi, fino a farmi scomparire, solo un po'...? 

Più tento di legare con corde finissime le mie innumerevoli estremità, più oscuro risulta il mio puzzle.

E' nel mio personale labirinto che ho paura di perdermi, senza trovarmi.

Se mi guardo dentro con due occhi grandi come pianeti, scopro miliardi di mondi, grovigli di idee e non è un naufragare dolce, amaro semmai...

 

...Potrei mai descrivere la sensazione che si prova a sentire il tutto

nuotare dentro di me?

No, e me ne rammarico.

 

Non sarò mai scrittrice...

Postato da: AdelaRamos a 13:22 | link | commenti (5) |
spleen / ideale

lunedì, 26 marzo 2007

"Ma tu guarda il mio cuore mangiato,

l'amore ha sempre fame, non l'avevi notato?

E dice sempre con disinvoltura, senza paura dice "mai",

senza paura, mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare

e compra rose a dozzine

e fa curvare i pianeti, e fa piegare le schiene...

E poi l'amore indecente, che si lascia guardare,

l'amore prepotente che si deve fare.

E gli amori passati e ancora vivi nella mente,

ché dell'amore non si butta niente"

"Cardiologia"   Francesco De Gregori

 

L'amore prudente, pacato,

che attende dietro un lungo sospiro

il desiderio che si svela silenzioso e senza trucchi...

...solo gli occhi brillanti, solo le mani che fremono

e le parole inconsistenti, ridotte a brusii.

L'amore umido, bagnato,

bruciante sotto i vestiti,

da toccare con le mani e guardare con gli occhi,

toccare con gli occhi, guardare... con le mani...

L'amore curioso, affaticato,

dall'odore di zolfo, il respiro mozzato,

che si dà da fare,

che spoglia un corpo come si sfoglia una rosa,

che ha centimetri di pelle da scoprire e un possesso da marcare,

e sa aprirsi un varco a forza di carezze in pertugi troppo piccoli

e modulare i sospiri per farne canzoni...

L'amore esausto, logoro,

che si accascia sul letto,

abbandona i capelli sui cuscini,

veste con lenzuola fresche la carne ancora calda

e si accontenta di abbracciare senza pretendere...

 

 

Postato da: AdelaRamos a 01:35 | link | commenti (1) |
ideale