"...ho imparato a sognare quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là...Cavalcando aquiloni,oltre muri e confini,ho imparato a sognare da là...Quando tutte le scuse per giocare son buone,quando tutta la vita è una bella canzone...C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già..."
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Nome: Stefania
Chi sono non lo so:scrivo per scoprirlo,non per mostrarmi. Ho bisogno di darmi un volto,un colore,sensazioni.. Ho bisogno di sentire forte l'urlo delle mie emozioni,scrivendo,non la delicatezza delle parole.Non voglio pagine di bellezza,solo pagine di me..
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spleen / ideale
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" In un momento sono sfiorite le rose, i petali caduti...
perché io non potevo dimenticare le rose...
Le cercavamo insieme, abbiamo trovato delle rose,
erano le sue rose, erano le mie rose...
Questo viaggio lo chiamavamo amore... Col nostro sangue,
con le nostre lacrime facevamo le rose,
che brillavano un momento al sole del mattino...
L'abbiamo sfiorite sotto il sole, tra i rovi, le rose,
che non erano le nostre rose, le mie rose, le sue rose...
Così dimenticammo le rose..."
"Un viaggio chiamato Amore"
La sinfonia dei vetri infranti sotto i miei piedi e tra le mie mani, si è accompagnata ad una melodia nuova e dolcissima, stamattina: "Lontani dal mondo, lontani abbastanza... Vorrei restare qui, vorrei vivere qui, per sempre qui... E continuare così..." . Non l'ho ascoltata come avresti desiderato, avvolta nell'oscurità e nel silenzio, anzi, filtravano spicchi di luce dorata dalla finestra del mio animo... Si rifletteva negli occhi brillanti e prossimi al pianto, impreziosiva quei cristalli addormentati sul pavimento, mostrandomi il fulgore abbacinante di ciò che non ho più e che già mi manca. A che prezzo ho sfregiato il tuo volto e aperto questa ferita nel mio cuore...? "Lotta per quello che vuoi"... Ma è il deserto dei desideri e delle intenzioni, adesso... Rimane solo il dolore di te, trasfigurato in quei nastri di sale e luce che graffiano le mie guance per poi riversarsi in un precipizio... E lì davanti, non avrei nessun freno inibitorio, come te, credimi... Perirei nel vuoto, poiché non c'è differenza col vivere nel buio... Non avrei nulla da perdere, o almeno, non perderei più di quanto ho già perduto... Se ne va con te, la mia favola, e avevi ragione: non ce ne sarà più un'altra...
Sorridevo, percorrendo a grandi falcate, coi miei pattini, il lago gelato dei sentimenti, dal ghiaccio fragile... Una lama striata d'argento incideva con ferocia la traiettoria del suo percorso convulso, lasciando il suo marchio, avida di fugaci carezze bianche... Come il gesso su una lavagna... Come la lama del mio coltello che, infilata nella tua carne, nella mia carne, spezza ogni anelito di vita e sfalda con una lenta agonia i vincoli che sancivano il nostro patto...
Ma ti adoro lo stesso, lo giuro...
...Di nuovo polvere, sul mio corpo, sulle mie mani... E' calata ancora una volta sulla notte più splendida dell'anno, un dorato lunedì, e l'ha imbevuta di quel suo profumo inconfondibile (e mai dimenticato), ornata di sguardi lascivi, seminando disappunto e lasciando sulle mie labbra quel sapore amaro ma irresistibile, di salto nel vuoto, quasi... E' un piacere umido e istantaneo, una fiamma che rischiara il mio buio per pochi istanti... Poi scende di nuovo la notte e porta con sé i fantasmi del passato e le utopie del futuro: ricordi, orribili o splendidi, abbracciano favole partorite dalla mia mente e raccontate da me a me, che, relegata nel mio angolo oscuro, aspetto la "favola vera"... Ed ecco che la meraviglia incontra la polvere e brilla ancora di una lucentezza flebile sotto il finissimo manto; la polvere incede e, spietata, la ricopre... Non è questo che merita la mia meraviglia, non posso meritare io di perderla, eppure la carne si dilania e, dagli occhi, le lacrime calde scivolano, come cristalli di sale e luce nel vento... perchè l'ho uccisa io, la mia favola, quasi senza accorgermene, le mani macchiate di sangue trasparente, con quelle parole gelide, con quel desiderio maniacale di ricordare cosa significasse stringerlo a me ancora una volta, in quella danza lenta, voluta e temuta, che un senso non ce l'ha... Ruvida e odiosa è qualsiasi consapevolezza, compresa quella di vivere senza l'uno o senza l'altro... Posso soltanto provare a camminare, liberando le gambe, intorpidite, dal terrore che le paralizza; posso guardare avanti, anche se è buio, raccogliere i vetri minuscoli disseminati attorno a me e tentare di ricomporre ciò che ho lasciato si frantumasse miseramente, alle mie spalle...
Non ho imparato a sognare... Ho imparato ad ingannare (me stessa, oltre che gli altri), a sbagliare e ferire, "fabbricando sogni" da elargire e chi mi sta accanto, da brava trafficante di illusioni, in cambio dell'amore sincero che vado mendicando... Anche nella posizione scomoda in cui mi trovo, immersa nella confusione più nera e annaspando in una torbida oscurità, sono riuscita a dare uno scossone inopportuno al mondo esterno... Anche isolata dal genere umano, in diretta dall'inferno, ho trasportato sulla terra i miei drammi e riversato i miei sporchi sbagli su coloro che amo... So che non lo meritate, perdonatemi...
...Una danza di pensieri, melodie, voci, eterna come quella di Karen e le sue splendide scarpette rosse, destinata a portarmi chissà dove, in balìa di chissà chi... Mi rivedo nella mia camera oscura, gremita di specchi e di chissà quant'altro, assieme a tutte le cose che non posso/non voglio vedere e impedita da un buio fitto, dalla mia pericolosa cecità... In attesa, semplicemente... Aspettando di avere quella meraviglia che mi è ancora consentito di toccare con mano e, frattanto, arruginendo... E cos'accadrebbe se, complice l'oscurità, inciampassi tra le mie mille insicurezze? Cos'accadrebbe se scendesse di nuovo la polvere ad inghiottirmi, sotto il suo impercettibile velo...? La sento insinuarsi tra i tagli delle labbra, i pori della pelle, la vedo passare innanzi ai miei occhi, spavalda nel suo volo leggiadro e di notte penetra di nascosto nei miei sogni (quando l'inconscio è padrone e non lo vorrei... perché perdo il controllo e ho paura...), mi inganna con sorprendente lucidità e consapevole ferocia... Ed è esilarante guardarla arrossire di rabbia, insistere, ordire alle mie spalle, nel caso in cui io stringa i denti, dimostrando di non piegarmi alla sua volontà... Mi sento il Jonesy dell'Acchiappasogni di King, prigioniera di un alieno che intende impadronirsi del mio essere, combattente fiera barricata nel mio "ufficio-memoria", pronta a difendere quelle innumerevoli scatole che contengono parti consistenti di me: dignità, futuro, reputazione, aspettative... Ma la mia meraviglia mi preme più di tutto questo: più di ogni altra cosa sento di dover preservare lei dalla polvere insidiosa... Le sue braccia, che accolgono senza remore ogni mia paura, complesso, incertezza, sono il mio rifugio prediletto; le sue labbra hanno saziato la sete di tenerezza e comprensione che a lungo mi ha deteriorata, affannata, ammalata... Non posso inciampare nel buio, non devo sbagliare... Ciò che è marcio, vecchio, ammuffito, non può avere la meglio sulla favola dolce e bellissima che attendo da sempre... Fallire è perdere un dono inestimabile che il destino (benevolo, una volta tanto) ha deciso di concedermi, l'occasione, la scintilla di felicità che accenda la mia vita. E' degradante essere ad un passo da quanto di più splendido esista, e sentire le gambe che tremano e indugiano, titubanti, rifiutandosi di correre libere da lui... perché?